I coltivatori hanno da sempre praticato modificazioni genetiche delle piante, selezionando alcune varietà a discapito di altre, incrociando varietà, sfruttando mutazioni genetiche spontanee per ottenere piante più adatte alle loro esigenze o in grado di produrre un reddito maggiore, ma i tempi delle modifiche ottenute con le tecniche tradizionali sono lunghi e non è sempre facile ottenere le caratteristiche desiderate. L’ingegneria genetica (insieme di tecniche che consentono di manipolare il DNA) permette di raggiungere lo stesso obiettivo introducendo su piante e animali caratteristiche nuove in modo preciso, veloce e mirato.
Nel 2006 piante geneticamente modificate (in particolare soia, mais, cotone e colza) sono state coltivate principalmente in otto paesi: Stati Uniti, Argentina, Canada, Brasile, Cina, Paraguay, India e Sud Africa. (vedi in Dati - OGM nel mondo). L’introduzione anche in Europa di piante transgeniche ha reso necessaria l’emanazione, da parte della Commissione Europea, di normative volte a regolamentare la coltivazione (a scopi sperimentali e commerciali), e l’emissione sul mercato come alimenti e mangimi. (vedi per l’Italia Cosa dice la normativa).
La modifica degli organismi vegetali mira all’ottenimento di piante in grado di esprimere caratteristriche nuove ed agronomicamente importanti quali:
I caratteri genetici maggiormente inseriti nei vegetali sono:
Tolleranza agli erbicidi
Resistenza ad insetti
Resistenza a virus patogeni
Maschio-sterilità e recupero della fertilità
(source: James C. 2006 ISAAA Briefs n° 35)